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ANALISI E APPLICAZIONE DELL'OBIETTIVO

imparare a lavorare sempre con una sola opportunità

ci comportiamo come se avessimo sempre una valigia piena di opportunità a nostra disposizione. Come se avessimo dieci frecce nel nostro arco. Pensiamo alle nostre forze inesauribili, all’oltre ogni cosa , sviluppiamo ilo concetto del “tanto riprovo”!. In effetti non è sbagliato pensare di aver e una opportunità in più, anzi è giusto contare sulle riserve, ma contano tutte le volte sulle riserve? È il nostro modus operandi ? viviamo con la certezza di poter attingere in continuazione alle opportunità che la vita ci sottopone e che molto spesso travisiamo, non vediamo, vediamo e non cogliamo? Cogliamo male o in parte? Credo che sia ora di prendere si delle serie responsabilità verso se stessi, essere concreti e selettivi, decidere di decidere e non pensare di farlo. Essere pragmatici creandosi gli strumenti per esserlo. Ecco allora che entra in gioco cosa significhi davvero analisi delle si stazioni.

Non abbiamo la bacchetta magica!

La percezione in questo modo si deconcentra pensando che se non facciamo centro al primo colpo, abbiamo ancora altre nove possibilità.

Sbagliato.

Il fatto di disporre di altre frecce per il nostro arco, significa ragionare meno, essere stimolati meno, concentrarci meno. Tutto viene a cadere. Entriamo nell’ottica che la nostra freccia e una e rimane una. Senza scuse. Dobbiamo solo lavorare con quella, imparare a lavorare con quella. La nostra attenzione, sapendo che è solo una, si alzerà, come sarà elevato il nostro criterio oggettivo di valutazione. Forse prenderemo meglio le misure e le distanze dal nostro obiettivo da colpire, staremo più attenti al vento e da quale parte soffia. Punteremo il centro del bersaglio con maggior attenzione. Sapere di muoversi in un contesto rigido, aumenta il pensiero produttivo e abbassa il pensiero percettivo. Penseremo sempre di più al particolare e meno alle opportunità che altre azioni potranno darci.

 essere consapevoli e conoscere al meglio le proprie potenzialità

E’ inutile che facciamo le cose se non ne conosciamo il senso. Se pensiamo di fare una cosa domandiamoci perché pensiamo di farla. Mi spiego meglio: normalmente nel corso di un’ ora  produciamo circa  280 azioni. Queste azioni si riferiscono alla  comunicazione sensoriale, riusciamo quindi a procedere allo spostamento del nostro corpo verso le direzioni, avanti e indietro, al lato. Tocchiamo e manipoliamo le cose, di ogni tipo, insomma un gran numero di azioni che calcolate per 1/3 del nostro tempo vigile si tramutano in circa 4500 in  una giornata intera . Per fare un esempio visibile prendiamo in considerazione la sola procedura che occorre per entrare in macchina. Inseriamo le chiavi nella serratura della portiera…

Giriamo le chiavi

Togliamo le chiavi

Apriamo la portiera

Mano destra sul volante e Piede destro dentro la macchina

Ci sediamo

Portiamo dentro piede sinistro

Chiudiamo la portiere

Mettiamo le chiavi nel cruscotto con la mano sinistra sul volante

Ci mettiamo le cinture di sicurezza

Aggiustiamo lo specchietto retrovisore

Guardiamo lo specchietto esterno posto alla nostra destra

Guardiamo lo specchio per il retro auto

Controlliamo se le marce sono in folle

La mano destra stringe le chiavi per l’accensione

Bene, abbiamo elencato solo le procedure che ci consentono di mettere in moto la nostra macchina, non di spostarla. Quante sono? Queste azioni possono aumentare o diminuire a seconda di chi si trova alla guida, significa quindi che la variazione delle procedure cambia in funzione dal modo di approcciarsi con la macchina. Possono cambiare anche l’ordine delle procedure e i tempi nei quali ci soffermiamo su ogni azione. Ci sono cose però che sono necessarie per svolgere questa funzione e altre meno. È necessario avere le chiavi,  chiunque e qualunque situazione può farci cadere improvvisamente dal gradino più alto della nostra scala. Quando siamo assolutamente certi di governare una situazione, è il momento più pericoloso. Questo perché abbiamo abbassato le difese.

Siamo imperfetti e lo saremo sempre

La nostra imperfezione è la cosa più importante che ci spinge al miglioramento della nostra specie. Se non avessimo aree e campi di miglioramento non entreremmo in un processo evolutivo, ma involutivo.  La nostra specie è destinata all’estinzione, lenta e sorda, proprio perché lavoriamo con molte opportunità senza avere la conoscenza adeguata, pensando che il nostro modello di ragionamento e le sue applicazioni, siano giuste. Sono più i disastri che l’uomo ha creato rispetto a quelli che è riuscito a produrre.

trovare switchpoint e creare la strategia

lo swichpoint è il punto di “non ritorno” oltre il quale ogni azione ha un elevato  margine di insuccesso. Prevede la paura e si colloca nell’area del dubbio.

Quando abbiamo un dubbio, ragionato e motivato, in grado di essere valutato in tutta la sua interessenza, quando ripetiamo mentalmente il percorso espositivo del nostro pensiero ed affiora ancora il dubbio di una azione, di un comportamento, di una scelta, significa che è il momento di fermarsi: siamo in swichpoint. Da questo momento se decidiamo di proseguire rischiamo seriamente di entrare in un area considerata “non protetta”, quell’area che ci porterà ad avere paura.

Ricalibrando il nostro swichtpiont con un pensiero logico siamo certi che aumenterà il nostro modo di visualizzare tutte le informazioni in nostro possesso e questa nuova condizione consentirà di valorizzare la percezione della paura o del dubbio in modo razionale e logico e non più istintuale o emozionale.

Per arrivare a programmare tutti i punti precedentemente indicati ci accorgiamo da soli che non basta essere uno sportivo e non basta sicuramente pensare di battere un record. Per fare tutto ciò occorre una buona predisposizione al miglioramento di se stessi, sotto tutti  i punti di vista. Non occorre dire mi piacerebbe piuttosto perché mi piacerebbe. Il pensiero produttivo nel caso degli sport estremo viene utilizzato dagli atleti come se fosse l’elemento primario al quale abituarsi, la strada principale da percorrere, senza lasciare spazio a distrazioni mirando sempre ad utilizzare al massimo gli elementi certi piuttosto che lavorare su sensazioni, percezione ed istinto.. Essere determinati, fantasiosi, concreti in genere lo si raggiunge solo trasformando il livello di percezione delle cose in pensiero logico produttivo. Più si innalza il livello di condizionamento della nostra mente, più è importante adottare criteri di logica proprio perché maggiore rischio vediamo e percepiamo, maggiori sono i condizionamenti emozionali che possono indurci a commettere azioni non solo sbagliate ma addirittura pericolose o controproducenti.

Se fossimo nella condizione di lavorare con una sola opportunità, non avendo la possibilità di ripetere una azione, certamente imposteremmo il nostro livello di azione con maggior attenzione.

Se gioco a tennis o facciamo un lancio con il paracadute, in entrambe le condizioni, metteremmo a frutto la nostra esperienza, la tecnica e la preparazione, nonché la nostra condizione fisica. Sono tra loro sport piuttosto lontani, non solo perché il gioco del tennis ha una bassa soglia di rischio per la nostra incolumità, ma perché il rischio di farci veramente male è lontano. Si deve calcolare l’indice di rischio per programmare una azione, il tempo nel quale viene prodotto e gli sforzi che vengono profusi.

Siamo vincolati sempre da alcuni fattori che condizionano il nostro pensiero. I fattori principali del condizionamento sono il tempo, l’ambiente e gli strumenti che utilizziamo

Ddigging Without Stop                                                                          Estratto da Trial motiv-action livello base

“Se vuoi sapere quanto vale il tuo successo, conta le persone che hai intorno disposte  a divedere con te il rischio.”

Ci sono indubbiamente molti sistemi, teorie e metodi che se applicati ci danno la possibilità di utilizzare tutto il nostro capitale di conoscenze. Ogni nostra relazione è un mattone per la costruzione della nostra abitazione: possiamo decidere se abitare in hotel, oppure in un monolocale o scegliere se avere un ranch. Tutto dipende da noi.

Più mattoni metteremo più grande ed ampia sarà la nostra casa                         e più valore acquisirà sul mercato.

Saper costruire bene significa essere ingegneri di se stessi e mettere a frutto il tempo che abbiamo vissuto sino ad ora. Ci siamo mai chiesti se siamo più conosciuti dagli altri o se conosciamo di più degli altri noi?

I luoghi e le circostanza possono essere nulla se il contesto non prevede l’interazione degli altri. Gli altri ci appartengono come noi apparteniamo loro, esistono tra noi e gli altri delle scale di priorità e di valore. Da sempre ritengo che il modo migliore di vivere sia quello di farti rendere vivo dagli altri.

 

 

L’approccio sistemico al mio modello è sempre stato questo.

 

1.         Una persona vale in funzione di quante persone agiscono per lui, non per quante conoscenze ha.

2.         Se vuoi ottenere dei risultati, devi mettere gli altri nelle condizioni di conoscere il loro ruolo.

3.         Per essere certi che una cosa funzioni deve essere duplicabile da chiunque, a prescindere dalla sua cultura e preparazione.

 

Se una di queste cose non funziona, il metodo non avrà successo.

 

Il modo migliore per vendere qualsiasi cosa? Farla acquistare.

Non esiste il venditore che sa far vendere tutto, esiste semmai quello che sa far acquistare. Il detto vendere il ghiaccio agli eschimesi e la sabbia agli arabi? Sono loro che la comprano, o noi che la vendiamo.

Vendere è un arte? Stupidaggini. Vendere è un lavoro

 

Certo, in mezzo c’è sempre un metodo. Ogni metodo è fatto di costruzione di tappe da seguire, di procedure, come montare un mobile con il libretto delle istruzioni.

Ogni libretto di istruzioni è fatto in modo da darci una visualizzazione delle cose, una descrizione del procedimento. Eppure non tutti riescono alla fine a montare in modo giusto il mobile.

C’è sempre un pezzo che avanza! Il pezzo che avanza non serve, possiamo buttarlo via, tanto il mobile lo abbiamo montato. Eppure, proprio quel pezzo, cosi piccolo e apparentemente inutile, doveva essere parte del montaggio. Ma ora non ci crea nessun problema, ora il mobile è montato. Questo ci interessa! Il problema non è sapere se il mobile sta in piedi o meno, ma capire quanto potrebbe essere importante quel pezzo in futuro. Se non abbiamo cognizione il nostro armadio sarà perfetto fuori, ma a rischio di qualcosa dentro, dove non vediamo.

Il particolare può essere inutile, importante o fondamentale solo quando sappiamo il perché è il suo scopo nel contesto generale. Pensare di avere un metodo e non conoscere gli aspetti più particolari è come andare a pescare senza amo. Apparentemente è la cosa più piccola, ma fondamentale se volgiamo pescare.

 

Il talento significa sapere prima di conoscere,                                                        la conoscenza significa conoscere per sapere                                                l’esperienza significa applicare il conoscere

 

 

ma possibile che per fare una spigola occorra tutto questo?                      In fondo….  è solo un pesce al cartoccio!

A Fare le cose, più o meno bene, non è difficile, spesso farle bene o farle male ci si mette lo steso tempo…a discapito del risultato. È utile allora fornirci di una dotazione in grado di farci fare bella figura con noi stessi. Una buona regola che accomuna i metodi efficaci è quello di fare in modo non tanto di trovare una strada percorribile, ma essere in grado di prevederne diverse lungo il percorso. Un buon metodo deve essere in grado di essere duplicato da noi stessi in qualsiasi momento, condizione , situazione. Se il metodo che abbiamo scelto funziona al 90% significa che avremo solo il 10% di probabilità di successo.

E’ abbastanza affinchè un metodo funzioni?

Potrebbe essere controproducente non avere un totale controllo del sistema.

Tu possiedi già qualcosa

Quello che possiedi come lo hai ottenuto?sei in grado di costruire il percorso esatto che ti ha portato ad ottenerlo?

Per meglio capire mi domando se siamo in grado di camminare al buio all’indietro e renderci conto quanta e quale strada abbiamo percorso per giungere a ciò che siamo.

Quando arriva identificarono chiarezza tuo il percorso e leasi che ti hanno rtato ad ottene ciò che hai, hai fatquello che lps iama la valorizazione remota.

Le strade migliori non ci portano mai nella destinazione più bella, perché le strade migliori sono le più veloci..solo le strade secondarie sono le migliori perché raggiungono il particolaser

Aspetto personale: significa l’esteriorità, ma non il vero significato cioè solo ciò che vediamo.

cosa siamo? Cosa siamo significa aprire una indagine sul nostro io. Siamo un insieme di materiali che ci compongono, nella maggior parte dei casi, non ne conosciamo il contenuto e le interrelazioni tra gli elementi.

quanto pesa il nostro livello culturale

le nostre attese: l’uomo è predisposto per attendersi le cose, nel senso che ci attendiamo da noi stessi e dagli altri alcuni comportamenti, alcune azioni in determinati momenti della vita, riteniamo necessario, utile o logico che gli altri, in funzione a cause ed effetto, sviluppino verso di noi un certo comportamento, comportamento che molto spesso è caratterizzato dalle regole, regole che proprio noi stessi adottiamo, subiamo e che caratterizzano il nostro modello personale i vita creando delle priorità e differenze. Dovremmo pensare il perché ci attendiamo delle cose, attendiamo gli accadimenti e quando questi avvengono abbiamo 2 reazioni. La prima è che ce lo aspettavamo e ciò non ci ha destabilizzato, le  seconda e ch le cose accadono e non ce lo aspettavamo in quel modo, in quel tempo e on quel contenuto…questo potrebbe destabilizzarci.

le nostre certezze: normalmente le nostre certezze sono quelle cose che riteniamo come punti saldi dal quale iniziare a costruire le nuove informazioni. Ci sono certezze granitiche e indiscutibili e ci sno certezze meno granitiche, resta ilfatto che  nostra convizione è pesso costruita su ciòche noi faremm al posto degli altri sommato all’attesa che daglaltri ci atteneremmo secondo l’azione dgli altri prodotta.

adattarsi: adattarsi è un modello di gestione delle situazioni considerate vaRiabili. Sarebbe come attivare un adattatore che equilibri il percorso dell’evento ( adattare significa modificare attraverso una variabile un percorso, un contenuto, uno spazio, un   utilizzo). Adattamento è molto comlesso inquanto comportuna modifica di divsi fattori:luogo, ambinte, caratterisiche, modelli espositivi,etc.. l’adattameto signifi adattarsi, prestarsi allo scenario modificando  proprio comportamento e le aettative. Normalmente quando c si adatta a quacosa si rinunia  proprio modelldi conduzion per abbracciar uno diffeente, diverso. Questo odello è rischioso perché implica ance nell’adattamento il dor prevedere e revenire molteose che non poiamo conoscere prima, fattori e possono alienre il nostro pensro e comportamweno.

assecondare:

redigere scenari: significa costruire modelli interrelazionali tra le cose.è un po’ come provare a disegnarla nostrcasa isdeale, oa macchina che voremmo secodo il nostr senso estetico, opure ancora la barca o un vestito. Maggior parteelle nostre scel ha già dentro lo scenario ostsabiliuito per noi o meglio, ciò che potrebbe dealmente soddisfare le nostre esigenze ma è un clamoroso falso. Perchè? Semplice. Noi ncidiamo di vivere nella casa i cui viviamo

Segnale di allarme: in ogni fase della nostra vita abbiamo spesso segnali di allarme che ci consentono di fare backup e rimodellare il nostro conoscere. Spesso non ci accorgiamo degli allarmi che giungono.

Come si riconoscono i segnali d’allarme?

Es. se siamo stanchi, confusi, se ci mettiamo il dioppoi del tempo a fare le cose, se non ci ricordiamo … ma in particolare se vogliamo correre più velocemente del nostro tempo. Ci appropriamo di movazioni che non c appartengono splicemente perché ritniamo siano ndispensabili… facciamo ballare i piccioni con il frac!

Priam di porci un obbiettivo dobbiamo capire di cosa stiamo parlando.

Abbiamo ben chiaro cosa significhi?

Abbiamo un obbiettivo, va bene, ma in funzione di cosa?

In funzione di se steso o di altro?

 

Si tratta di una personale valutazione. Parte da qui infatti il percorso. Noi diventiamo il G1 verso il nostroU1. idealmente esiste un vettore che abbiamo creato tra noi e l’obbiettivo. Questo è il dato sul quale ragionare.

Spesso diciamo che vorremmo quella cosa, vorremmo raggiungere quel traguardo, identifichiamo il punto finale.. questa fase x lps significa ancora una fase ibrida, nel senso che è priva di una reale motivazione.

Si parte solo con una intenzione senza sapere ancora il livello di importanza che può assumere per noi stessi. E come se avessimo deciso di guardare qualcosa all’orizzonte, senza crederci ancora fino in fondo solo per il gusto della contemplazione fine a se stessa…

 

Quindi dovremmo capire se l’obbiettivo prefissato è da noi già conosciuto, se lo abbiamo raggiunto altre volte, oppure se abbiamo fatto sforzi per raggiungerlo.

 

Gli obbiettivi li cerchiamo ancora prima di saper cosa siano e ancor prime di conoscere il significato.

Ce lo hanno spiegato cosa significa raggiungere un obbiettivo e noi, stranamente, non sapevamo con quali strategie ottenerlo, cercavamo di ottenerlo secondo la nostra determinazione, volontà, perseveranza, etc.. poi abbiamo scoperto che esistono tecniche e metodologie che se affinate possono migliorarci la vita. 

Sapere questo mi ha sollevato, ho iniziato a vedere le cose con altre prospettive certo che anchi’io avrei avuto l’opportunità di imparare finalmente un metodo da poter utilizzare.

Mi sono dato da fare, ho studiato, ho frequentato molti corsi, stage formativi, ho assimilato tecniche attive e passive, ho conosciuto persone che hanno avuto più fortuna di me e ho parlato con loro.

Sono stati pomeriggi e serate straordinarie, interessanti e piacevoli. Piene di cose nuove da apprendere. Poi, un giorno trovandomi a Londra per un breve soggiorno, mi sono recato in un  market per acquistare prodotti alimentari, e ho incontrato tra uno scaffale di prodotti in scatola da una parte e un scaffale di prodotti per bimbi dall’altra, uno dei guru della formazione che avevo conosciuto anni prima a Milano per un ciclo di formazione sulla programmazione degli obbiettivi e del successo personale... ( parliamo del 1991) il suo volto era mesto, il suo andare incerto, quasi trasognato. Mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto se si ricordava di me: alzato lo sguardo, mi ha fissato per qualche secondo, poi ha abbassato la testa e ha continuato a camminare. Non convinto di ciò, mi sono riavvicinato a lui, l’ho chiamato per nome poi gli ho detto che ero un suo lettore del famoso libro best seller nel 1991 e che avevo partecipato ai 3 giorni di milano.. Si è rigirato, mi ha guardato fisso egli occhi e mi ha detto: “ Certo, le cose non stanno come allora, quando io e lei ci siamo conosciuti, le cose cambiano e non non possiamo farci nulla”. Rimasti impietrito ma mi ripresi e glki domandai” ma..il suo libro? I suoi corsi?”, mi rispose:” la gente non vuole ciò che gli serve, piuttosto quello che crede possa servigli. Ricordati una cosa: ”.nel vederlo lentamente e mestamente allontanarsi verso una delle casse. Uscii dopo la mia spesa e andai alla macchina, mi sedetti al volante e pensai: allora non funziona!.

Questo episodio mi ha fatto pensare…riflettere. Tornato a Milano, mi sono riletto il suo libro, almeno altre 2 volte.. poi, ho capito.

Ho capito l’errore, il piccolo e all’apparenza insignificante l’ingranaggio difettoso, ciò che poteva compromettere il funzionamento del giocattolo, il piccolo pezzo che ha messo in ginocchio una teoria e una applicazione pratica.. Mi si è aperto un mondo nuovo. Mi sono allenato nel capire davvero quali fossero i principi che regolamentano un obbiettivo e come questi principi fossero applicabili concretamente su ognuno d noi, come fossero un vestito su misura. L’idea era proprio quella: creare una bottega di sartoria per la mente e non un pretaporter in franchising. ancor prima che un bravo formatore spiegasse a noi cosa fossero, diciamo almeno 5000 anni prima di cristo quando ancora i coach non erano stai pensati prodotti e duplicati come fossero accattivanti merendine preconfezionate. Parlare di obbiettivi significa porre le basi capire bene di cosa si stia parlando..La storia dell’obbiettivo può essere vista come l’intenzione di raggiungere, non necessariamente perseguire, un scopo.

Per quale motivo pensiamo di raggiungere un obbiettivo perché gli obbiettivi si creano in funzione delle comunità sociali alle quelli si appartiene e che esse pretendono .

Un obbiettivo è diverso rispetto a chi ha molta cultura e chi non ne ha, chi applica l’intelligenza e chi no, varia in funzione del proprio background culturale e cambia rispetto all’età. Il desiderio di avere non è un obbiettivo, è semplicemente eu desiderio.

La storia e o sport ci indicano il concetto.

Proviamo pensare cosa sia davvero la programmazione di obbiettivo, dunque.

Io + penso + di + fare + una + cosa +

Questa è una somma riportata su carta di ciò e abbiamo pensato.

Io + penso ( PS) +  di fare

Obbiettivo è innanzi tutto un elemento identificabile secondo il nostro bisogno o desiderio di possederlo, colpirlo, raggiungerlo, ma nella storia dell’uomo era semplicemnete raggiungere la fie di un nsiero:voglio caiare un animale e lo caccio! Mi servirà osservarlo andare nel su territorio, cnoscere le sue aitudini, il suo richiamo, dove deponele uova, quandoe come caccia. Queto ancor oggi gli indigeni lo sanno megio di noi. Lo sanno cacciae, noi per frlo dobbiamo sguire loro e capire come fanno, poi ci pensamo noi.. Dobbiamo pensare che ci sono molti modelli di obbiettivo e modelli per raggiungerli. Cosa significa obbiettivo? Significa identificazione del nostro traguardo. Quindi parliamo di qualcosa che si pone tra noi e un desiderio o bisogno. Dobbiamo fare riferimento alla ACS in quanto ogni obbiettivo a delle incidenze primarie e secondarie da cogliere.

Classificazioni degli obbiettivi

L’obbiettivo non è uno solo, piuttosto racchiude diverse tipologie .

Quando si palr quindi di obbiettivo in generale non stiamo parlando di nulla, ma semplicemente confondendo ciò che siamo adesso a ciò che potremmo essere in termini di azioni .

L’attenzione all’obbiettivo presuppone la capacità di scindere le appartenenza e identificare con esattezza che tipo di obbiettivo intendiamo eo stiamo perseguendo: preso atto di ciò, dobbiamo creare una situazione di controllo.

Obbiettivo multiplo: quando partiamo da un PUNTO A ad un punto B attraverso u n percorso legato ad un fattore PS ed AD e AS.

A + C + D

IN sostanza l’obbiettivo si sviluppa coinvolgendo diversi strumenti, aree, vettoriali etc…Significa che tra l’obbiettivo e noi esistono variabili di carattere ambientale e comunicazional di IP

Per fare un esempio pratico questo tipo obbiettivo considerato molto semplice in quanto si riferisce a possibilità attraverso azione retta di giunge fino allo scopo che ci siamo prefissati viene an considerato n percorso molto comune.eplicè. Per fare un esempio pratico, potremmo dire che questo è un obbiettivo visibile, nel senso che è posto all’orizzonte di qualcosa che vediamo.

Obbiettivo semplice: io vado da A e B senza particolari sforzi in un tempo brevissimo. Es decido di scendere dalla macchina e andare nella gelateria di fronte per acquistare un gelato. Lo faccio ora…non ci sono particolari ostacoli. Questo tecnicamente non è un obbiettiv prefissato, ma indotto,nel senso ce non abbiamo preabilito di prendere un gelato e scendere dalla macchina ma iè capitato inquanto ci siamo passati davanti, il nostro desiderio di assaggiare un gelato era fotem, quindi abbiamo deciso di ottemperare a questo desiderio

Obbiettivo di generazione: significa che coinvolgo in modo volontario altre caratteristiche al fine di raggiungere il mio obbiettivo. Es, quando desidero qualcosa e me la faccio comperare dalla persona che mi accompagna, in questo caso lui agisce per me.

E + F + G + B+

Obbiettivo esiste un obbiettivo legato alle fasi

Es un obj PS, IP,PS-R,ETC..

Obbiettivo sistemico tiene conto di tutte le tipologie di obbiettivi in gioco nel momento dell’analisi. È da considerarsi la sommatoria di tutti gli obbiettivi. È il gruppo di riferimento principale per approcciarsi alla logica .

Obbiettivo lineare:

Obbiettivo a matrice:

obbiettivo analitico:

obbiettivo in entrata:

obbiettivo in uscita: significa che è stato completamente prodotto da noi in forma consapevole e cosciente

 

 

OBJ PERSONALE IQ

Priam di porci un obbiettivo dobbiamo capire di cosa stiamo parlando. Abbiamo ben chiaro cosa significhi? Abbiamo un obbiettivo, va bene, ma in funzione di cosa? In funzione di se steso o di altro?Si tratta di una personale valutazione. Parte da qui infatti il percorso. Noi diventiamo il G1 verso il nostroU1. idealmente esiste un vettore che abbiamo creato tra noi e l’obbiettivo. Questo è il dato sul quale ragionare. Spesso diciamo che vorremmo quella cosa, vorremmo raggiungere quel traguardo, identifichiamo il punto finale.. questa fase x lps significa ancora una fase ibrida, nel senso che è priva di una reale motivazione. Si parte solo con una intenzione senza sapere ancora il livello di importanza che può assumere per noi stessi. E come se avessimo deciso di guardare qualcosa all’orizzonte, senza crederci ancora fino in fondo solo per il gusto della contemplazione fine a se stessa… Quindi dovremmo capire se l’obbiettivo prefissato è da noi già conosciuto, se lo abbiamo raggiunto altre volte, oppure se abbiamo fatto sforzi per raggiungerlo.

NELLA maggior parte dei cxasi

OBJ PERSONALE IN

Una cosa molto importante per creare un piano di lavoro è cercare di raccogliere quantye informazioni possibili delle quali non siamo a conoscenza e verificarle. La raccolta delle informazioni è un passo fondamentale pr capire quali di queste potrà essere più o meno importante nella creaione del nostro progetto. Priam di porci un obbiettivo dobbiamo capire di cosa stiamo parlando. Abbiamo ben chiaro cosa significhi? Abbiamo un obbiettivo, va bene, ma in funzione di cosa? In funzione di se steso o di altro?Si tratta di una personale valutazione. Parte da qui infatti il percorso. Noi diventiamo il G1 verso il nostroU1. idealmente esiste un vettore che abbiamo creato tra noi e l’obbiettivo. Questo è il dato sul quale ragionare. Spesso diciamo che vorremmo quella cosa, vorremmo raggiungere quel traguardo, identifichiamo il punto finale.. questa fase x lps significa ancora una fase ibrida, nel senso che è priva di una reale motivazione. Si parte solo con una intenzione senza sapere ancora il livello di importanza che può assumere per noi stessi. E come se avessimo deciso di guardare qualcosa all’orizzonte, senza crederci ancora fino in fondo solo per il gusto della contemplazione fine a se stessa… Quindi dovremmo capire se l’obbiettivo prefissato è da noi già conosciuto, se lo abbiamo raggiunto altre volte, oppure se abbiamo fatto sforzi per raggiungerlo.

 

Sappiamo davvero tutto su cosa significhi obbiettivo? Su cosa significhi realmente targettizzarlo? Se decidessimo di analizzare semplicemente una frase che riguardi un obbiettivo, ci troveremmo innanzi a delle sorprese,es..Devo colpire il centro del bersaglio rotondo con la mia freccia… questa è la dichiarazione dell’obbiettivo…nel senso che noi PS vogliamo D colpire il centro con la freccia . certamente per fare questa azione occorrono una serie di variabili.

Arco ( v,t,u)

Freccia( v,t,u)

Bersaglio (v)

 

La vista è l’incidenza primaria dell’obbiettivo perché appare in tutte e 3 le cose

Vista: sotto controllo tutti gli strumenti

Tatto: conoscere gli strumenti

Udito: sentire il proprio obbiettivo rapporto di velocità del rumore provocato dallo scocco al centro

Abbiamo lo scenario completo? Manca qualcosa?

Chi  PS o IP

Dove ad e AS

come strumenti,

quando tempo

perché B oD

OBJ PERSONALE PS –B

Hai bisogno di raggiungere l’obbiettivo, quindi non hai scelto con desiderio o volontà. Sei costretto a raggiungerlo. Il valore che assume è più importante del fatto ch sia semplicemente un tuo desiderio. Adesso sei consapevole di questo. DEVI RAGGIUNGERLO. EVIDENTEMENTE SEI IN UNA CONDIZIONE particolare, in quanto sembrerebbe che il tuo obbiettivo debba necessariamente essere raggiunto.il tuo atteggiamento sta cambiando, se infatti si trattava di desiderio eri in gradoi di gestirlo al meglioe  meglio, trattandosi di necessità diventa una sfida più difficile.

OBJ PERSONALE IP –B

È impersonale necessario, quindi un obbiettivo di terzi verso terzi e non verso se stessi. proviamo a spiegarci meglio: un obbiettivo impersonale o indiretto ( prodotto da noie

BJ PERSONALE PS –D

Qui hai scelto, indiscutibilmente hai scelto. È un tuo desiderio ottenere qualcosa e già ti devi considerare libero mentalmente da obblighi o da vincoli. La tua scelta è volontaria , piena di caratteristiche che hai scelto. Hai deciso ma non sai ancora come raggiungerlo con successo, diciamo che hai le buone intenzioni… ma come sai non bastano. desiderare un traguardo, on necessariamente presuppone uno studio dell’obbiettivo, piuttosto è consigliabile farlo.

OBJ PERSONALE IP –D

In questa fase sembrerebbe che il tuo obbiettivo sia finalizzato ad un desiderio espresso da terzi, da altre persone.

OBJ PERSONALE PS –R

Qui hai scelto di condurre il tuo percorso verso una scelta personale e razionale, motivata da ragioni concrete e misurabili. Esisitono nella tua testa motivi che ritieni necessari al fine di svolgere questa funzione.

OBJ PERSONALE IP –R

Stai agendo in funzione di terzi, degli altri. Ti stai muovendo o pensando di muoverti verso una direzione che produca

OBJ PERSONALE PS –E

Questo è un momento molto soggettivo, legato all’emozione. Se la scelta è stata di D siamo nel pieno dell’emozionalità. PS-E+D . occorre sempre indicare nel bilanciamento il vero modello di raffronto.

OBJ PERSONALE IP –E

OBJ PERSONALE AD1

In questa fase sei costretto a fare i conti con le dimensioni, strettamente legate ed invasive. Molto vicine e determinato per il tuo controllo e autocontrollo di te stesso nei confronti della strategia che vuoi gestire, condurre e portare a termine .qui dobbiamo capire quante variabili esterne possono incidere con il nostro obbiettivo, quanto lo possono condizionare e rischiare quindi di mandare tutto all’aria .devi riuscire a controllare tutti gli stadi di AD1, in ogni tuo spostamento devi riuscire a tenere sotto controllo l’ambiente diretto che gestisci o nei fai comunque parte.

OBJ PERSONALE AD2

Qui siamo fuori dall’impatto ambientale diretto di AD1 ed entriamo nell’area AD2 area tipicamente nopn personale , che fa parte del macro ambiante ( AD1+AD29 in ogni azione e peniero umano.

OBJ PERSONALE AS1

OBJ PERSONALE AS2

OBJ PERSONALE AU – D1

OBJ PERSONALE AU – B1

                                          

 

10. EQUILIBRATORE

È la relazione che traccia l’equilibrio tra i tuoi successi e gli insuccessi, è un  misuratore del tuo reale successo.

Come funziona?

Tieni conto che è semplice in quanto hai pochi dati da analizzare, un po' come il blc.

Misura il pensiero prodotto e l’azione profusa con il percorso fino al risultato

 

 

 

 

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